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Bilancio Sociale

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NOTA INTRODUTTIVA AL BILANCIO SOCIALE 2012

Gino Troli, presidente AMAT

 

Nella nota introduttiva alla rendicontazione sociale AMAT dello scorso anno, avevo ricordato che il ruolo dell'Ente che presiedo è sancito da una storia avviata ormai quasi quaranta anni fa, quando soggetti pubblici in tutte le Marche si associarono creando uno strumento fondamentale per dare alle nostre comunità opportunità significative nell'ambito della cultura dello spettacolo dal vivo.

Quelle comunità ora vivono un momento fra i più difficili della loro storia per le avverse condizioni finanziarie - impoverite ben oltre il prevedibile da mancati trasferimenti statali e da un'economia locale duramente provata – e per le incertezze amministrative, politiche e sociali sul futuro prossimo delle municipalità e dei territori.
Pure in questo quadro, quelle comunità tuttavia continuano ad avere l'AMAT dalla loro parte, perché una strada per la ripresa economica, civile e sociale del nostro paese passa, senza dubbio, per la cultura.

L'opportunità che i Comuni marchigiani si diedero nel '76 e a cui tuttora, dopo trentotto anni, partecipano, ha reso le Marche un modello e un esempio di 'buone pratiche' conclamato a livello nazionale. Un esempio che la Regione Marche, nostro interlocutore primario, ha riconosciuto, con la legge n. 11 del 2009 sul sistema regionale dello spettacolo dal vivo.

Con la rendicontazione sociale vogliamo non più solo rappresentare l'AMAT, ma mostrarla affinché chiunque, i nostri associati in primis, possa conoscere nella sua identità e nel suo funzionamento un bene pubblico, collettivo e paradigmatico del sistema culturale marchigiano.

Le ricadute sociali del nostro lavoro, in termini di benessere intellettuale, sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti: dove c'è un teatro aperto nelle Marche c'è l'AMAT e c'è un pubblico che è l'espressione di un tessuto cittadino più ampio. Un tessuto – e qui le ricadute economiche si trasformano in sociali – che beneficia anche della "ricchezza" economica che grazie al teatro viene avviata e messa in circuito. Denaro che, se il teatro fosse chiuso, non circolerebbe.
Rendicontare l'impatto di ciò che si fa sulla collettività è un atto necessario in un momento in cui si rischia di vedere la cultura tornare elitaria e preclusa ai giovani e lo spettacolo derubricato a semplice intrattenimento subordinato a logiche economicistiche e aziendalistiche, non tanto nelle finalità gestionali ma in quelle progettuali.

La nostra comunicazione sugli esiti dell'attività è un importante momento di incontro e di relazione con i nostri stakeholders, e di esercizio del loro diritto a conoscere ricadute ed effetti che un ente come il nostro produce verso di loro. Continuo infatti ad essere convinto che la via dei bilanci sociali comparabili e "parlanti" delle istituzioni culturali possa essere molto più produttiva di tante ricerche di settore e di quelli che in passato avevo chiamato "osservatori senza osservati".

Non sarà mai detto a sufficienza che chi si propone di svolgere un ruolo determinante nel sistema debba per prima cosa rendere partecipi tutti del suo funzionamento complessivo, tanto più se istituzione che si muove nel contesto pubblico e che proprio in quel contesto deve costantemente dimostrare affidabilità, tenuta finanziaria e organizzativa, capacità di gestione e prospettiva futura.
Perché è su questo che si gioca la carta di una ripresa che tenga davvero conto di chi verrà dopo di noi.

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Bilancio Sociale 2012 | Bilancio Sociale 2011

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