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Synergie Teatrali
GAIA DE LAURENTIIS, UGO DIGHERO

L'inquilina del piano di sopra

di Pierre Chesnot
con LAURA GRAZIOSI
scene Matteo Soltanto
costumi Marco Nateri
disegno luci Giorgio Morgese
regia Stefano Artissunch

Inquilina DeLaurentiis DigheroRID

"L'inquilina del piano di sopra" è un classico della comicità di Pierre Chesnot, uno di quei rari meccanismi drammaturgici ad orologeria, commedia dai buoni sentimenti che ride dei rapporti di coppia e di eventi come il tentativo di suicidio più volte minacciato dalla protagonista.
Una favola sul dramma della solitudine con un lieto fine sospirato, una commedia che mette il buon umore e fa amare la vita, proprio perché ridicolizza il dramma che ognuno di noi ha in sé:"Ormai sei nato... non c'è più niente da fare!".
Due personaggi in crisi esistenziale ed un terzo, l'amica di lei, che al giro di boa degli "anta", quaranta lei e cinquanta e più lui, fanno i conti con il loro passato e si interrogano sulle aspettative del futuro.
Una prospettiva fatta di solitudine e incomunicabilità che accomuna i protagonisti, loro malgrado, in un torrido agosto in cui sembrano gli unici superstiti di una Parigi deserta. Dopo il tragicomico tentativo di suicidio che si trasforma in una grottesca richiesta d'aiuto, l'inquilina del piano di sopra, Sophie accetta, come ultimo tentativo, la sfida dell'amica Suzanne: rendere felice un uomo, il primo che le capiti a tiro. Un modo per dare senso alla propria vita dopo ventennali tentativi di rapporti andati a male. L'incontro è inevitabile: lui Bertrand, unico scapolo scontroso del palazzo, personalità eccentrica, professore universitario che si diletta nella costruzione di marionette, pupazzi e meccanismi automatizzati, diventa il protagonista involontario della vicenda. Inizia così il gioco dell'innamoramento in un alternarsi di stati d'animo che trascinano i due dal pianto al riso mentre si scoprono simili più di quanto possa apparire: insieme trovano la capacità di sdrammatizzare le piccole tragedie quotidiane per affrontare con leggerezza e lucidità la paura della solitudine.

«Quando ho letto il testo di Chesnot – scrive il regista Stefano Artissunch – istintivamente ho pensato alle atmosfere dello spettacolo, non ho dato dei giudizi critici su eventuali effetti moraleggianti, mi sono lasciato trasportare dalla vicenda dei protagonisti per capire fin dove voleva condurmi. È stato inevitabile il collegamento alle suggestioni della cinematografia di Jean-Pierre Jeunet e di Marc Caro, da "Delicatessen" al "Favoloso Mondo di Amelie" immaginando i due personaggi Sophie e Bertrand nel mondo incantato dei loro piccoli appartamenti. Mettere in scena questa commedia è come dare nuova linfa ad un testo brioso e fantasioso, divertente ma allo stesso tempo vitale. Mi piace l'idea di confrontarmi con gli ostacoli che Chesnot ha posto ai due protagonisti ed identificarmi in ognuno di loro come in Bertrand che vive attraverso i suoi pupazzi ed i suoi fantasiosi congegni. Un'elegante favola moderna che mi auguro arriverà allo spettatore stuzzicando interesse e divertimento intelligente».

 

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