ideazione, testi e regia Wissal Houbabi
con Wissal Houbabi e Afif Ben Fekih
mentore per la ricerca storica e culturale Hassan Abbouqi
produzione Wissal Houbabi e Hassan Abbouqi
assistente alla produzione Ilaria Depari
costumi Maalma Touch
shooting Yassine Moujarrib
musiche originali e ambienti sonori Afif Ben Fekih
art work Sarah Addouh © (omaggio a Fatna Bent Lhoucine)
Incontri artistici a cura di FONDO Gabriela Carneiro da Cunha, Yan Duyvendak, Julian Hetzel ulteriori ringraziamenti vanno a Pierluigi Musarò, Samanta Musarò, Cecilia Colombo, Marco Corsucci, Tommaso Giordani Giuseppe e Marilà Petruzzelis, Violetta Cottini, mio padre Rachidi e mia madre Hajiba, la famiglia Abbouqi, Cheikh Jamal Zerhouni, Cheikh Oueld Mbarek Khribgui, Wissal Kochbati, Fatima Goutali, la famiglia del Kif Kif (Roma) la famiglia Diaspor’art e tante altr, Grazie!
progetto sostenuto da FONDO, network per la creatività emergente coordinato da Santarcangelo dei Teatri e realizzato con AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali, Centrale Fies, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee, Fondazione I Teatri – Reggio Emilia, Fuorimargine / Centro di produzione della danza in Sardegna, L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino | Centro di Residenza Emilia-Romagna, Lavanderia a Vapore / Fondazione Piemonte dal Vivo, OperaEstate Festival Veneto / CSC Centro per la Scena Contemporanea, Ravenna Teatro, Teatro Stabile dell’Umbria, Triennale Milano Teatro all’interno di LANDING progetto sostenuto da Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
realizzato da Santarcangelo Festival in collaborazione con L’Art Rue, Tunis
sarà anche parte del Public Program del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2026
progetto di residenza nell’ambito di R.A.M. – Residenze Artistiche Marchigiane finanziato da Regione Marche e MiC attuato da AMAT e Comune di Pesaro
L’artista è colui che si avvicina all’immaginario del mondo e sa che le ideologie del mondo, le visioni del mondo, le previsioni, i piani cominciano a fallire e bisogna cominciare a sostituire questo immaginario. Non si tratta più di sognare il mondo, ma di entrarci. Édouard Glissant
È dove la parola e il canto sono un tutt’uno, il corpo e l’anima si fondono, toccandosi nell’abisso di un grido, un lamento, sprofondare che par quasi di morire per un istante, per rinascere e percepire la vita con maggior vigore. È l’estasi che prova lo spirito, è il dolore di un corpo martoriato da se stesso, è l’essenza del sacro e del profano, nel punto più profondo si incontrano. Esiste una vita e delle parole che sono in un luogo profondissimo del nostro sentire, quello stato emerge con la resa della ragiona, nuotando nel buio delle nostre paure, concedendosi all’oblio, rifiutando il controllo, quella voce si libera come il primissimo grido di cui non si ha ricordo, solo la certezza del suo significato: io esisto.
La storia di Shaj’an è il racconto di Niriya che assiste per la prima volta all’arrivo dei francesi nel suo villaggio (si presume negli anni ’10). In questa ʿAyṭa, l’attenzione ai dettagli è incredibilmente evidente, dai nomi di coloro che sono caduti in battaglia fi no alla prima vera presa di coscienza di un mondo mai conosciuto prima: “uccelli ed aerei si mescolano”. È importante immaginare che gli abitanti di quel villaggio non avevano mai avuto l’opportunità di entrare in contatto con elementi della tecnologia militare, né avrebbero mai potuto immaginare che un popolo (i francesi) potesse apparire così diverso o avere intenzioni così incomprensibilmente violente.
Nairiya è una donna e una leggenda, non abbiamo molte informazioni su di lei se non ciò che racconta di questo traumatico evento storico: l’arrivo delle truppe francesi e lo sconvolgente disastro che darà inizio all’occupazione in Marocco. Di Nairiya si narra che, stando ai piedi del villaggio, marchiasse con una palla di henné ogni combattente che, per paura della morte, si ritirava e tornava indietro, non perdonava la codardia ma ricordava nome e cognome di ogni singolo partigiano. Dal nobile ulivo di Beni Mellal: se lo tagliate, perché sradicarlo? e se lo sradicate, ricrescerà di nuovo…
Questo è il frammento di uno studio sulla voce, sulle storie popolari, sulla poesia che restituisce il senso di una ferita profonda, un cuore distrutto, un trauma storico, ma spesso anche di una resistenza che combatte con onore e sconfigge l’oppressore. Al-ʿAyṭa è un canto poetico, rurale e antico. Unico nel suo genere sviluppatosi nelle campagne e zone più dure del Marocco, queste sono le storie di chi le sente, di chi le sa ascoltare per poi trasmetterle, è una responsabilità che lega ogni generazione a quella precedente e quella successiva, da secoli. Tanti conoscono al-ʿAyṭa senza saperne la storia, ma chi ha svelato la sua essenza non può più vedere il Marocco con le stesse lenti. Al-ʿAyṭa non arriva a chiunque, solo a chi comprende il valore del patrimonio orale, chi non lo sminuisce, chi riesce a cogliere l’inganno della parola stampata, della “versione ufficiale”, chi sa stare in cerchio ascoltando dal profondo, chi comprende il peso delle parole. Per favore, molte delle cose che troverete scritte su al-ʿAyṭa vi potrebbero dare un’idea sbagliata, gli sguardi distanti da essa sono di facile fascinazione. Al-ʿAyṭa è un invito a saper condividere i propri mali più profondi attraverso la Voce, non delle donne, né degli uomini, ma del campagna stesso: la comunità, il cerchio, il rito.
La parola è la regina, lo strumento si plasma addosso come un abito sartoriale, seguendo un ritmo dettato dall’emozione, dal qui e ora, il respiro. Ogni tempo è diverso da un altro, ogni momento è irripetibile. Irripetibile perché unico, nessuna ʿAyṭa si ripete ugualmente due volte di fi la, eppure una storia può sopravvivere, di bocca in bocca, per secoli, con le sue emozioni originarie, grazie al puro atto di dirsi Poeta.
Sawt è una ricerca che indaga la rituale pratica del Aita, canto poetico e antichissimo della tradizione marocchina. ‘Ayta è la storia profonda che lacera la voce delle campagne, archivio orale tramandato nei secoli della vita, l’amore, il dolore e la resistenza.
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PESARO_SALA DELLA REPUBBLICA domenica 28 giugno 2026 ore 21
Ingresso gratuito

















