da Edmondo De Amicis
di Letizia Russo
con Fortunato Cerlino
e con [in o. a.] Giordano Agrusta, Daniele Paoloni, Daniele Parisi, Michele Sinisi
regia Andrea Baracco
scene Giuseppe Stellato
costumi Marta Crisolini Malatesta
musiche originali e suoni Giacomo Vezzani e Vanja Sturno
disegno luci Simone De Angelis
coproduzione Compagnia Mauri Sturno, Teatro Stabile dell’Umbria
Teatro Stabile d’Abruzzo e Teatro Stabile di Catania
In una guerra senza nome, il soldato Enrico Bottini, gravemente ferito e abbandonato sul campo di battaglia, viene ritrovato da Franti, suo antico compagno di scuola, oggi sciacallo di guerra. Nonostante siano opposti nei valori — Enrico ancora legato all’idea del bene e del dovere, Franti ormai disilluso e corrosivo — i due intraprendono insieme un difficile viaggio verso un ospedale da campo.
Tra delirio, ricordi e realtà, il campo di battaglia si popola delle figure della loro infanzia: compagni, maestri e familiari tornano come fantasmi, incarnando e insieme mettendo in discussione gli ideali, le regole e le “lezioni” ricevute da bambini. Il passato diventa così rifugio e condanna, mentre la solidarietà tra Enrico e Franti nasce proprio dalla loro impossibilità di condividere gli stessi valori.
Un viaggio tra memoria e presente, infanzia e guerra, idealizzazione e disincanto, che mette al centro una domanda: che cosa rimane davvero, di noi, delle nostre convinzioni e degli ideali con cui siamo stati educati?
Nel 1886, anno di pubblicazione di Cuore di Edmondo De Amicis, l’Italia si era data da pochi anni il nome di nazione, ma era ancora alla ricerca di una identità chiara, una risposta sufficientemente ampia e strutturata alla domanda: “Ora che l’Italia è fatta, chi è il cittadino italiano?” De Amicis, che alla pedagogia ha dedicato quasi tutta la propria produzione letteraria, prova a dare una risposta con Cuore. Il suo pubblico di riferimento ha l’età dei protagonisti del libro, bambini e preadolescenti, perché, come ogni paese sa, è nei primi anni di vita e di scolarizzazione che la trasmissione dei valori attecchisce meglio, a prescindere dall’oggettiva positività e giustizia dei valori stessi. Eroismo, coraggio, bontà, spirito di sacrificio, impegno, accettazione dell’altro: l’autore sceglie queste idee per tessere questo strano “romanzo per ragazzi”, o, se vogliamo, “compendio dei buoni valori per nuovi cittadini”. Il fittizio anno scolastico che regge l’architettura del testo, così come gli apologhi mensili del Maestro e nelle lettere dei genitori di Enrico (il bambino che guida in lettore nel testo), sono un affresco di ciò che l’autore auspicava per il futuro della nazione. Una classe di bambini diversi per età, condizione sociale, carattere, piccole e grandi tragedie e aspettative, famiglie più o meno intrappolate nella fatica di sopravvivere o nei loro privilegi, diventa la metafora di un paese intero che cerca, forse senza saperlo, di capire chi è. E in un atto che vuole essere educativo e finisce per somigliare a un esorcismo, De Amicis decide che il bene trionfa, anche a costo della vita, e la giustizia porta ordine lì dove il caos cerca di alzare la testa. Il dolore, la sopraffazione, la violenza non sono esiliati dal cuore degli esseri umani, ma vengono contenuti, puniti, disciolti. L’Italia era una nazione giovane, e il futuro ancora tutto da costruire. È un ironico paradosso, ma se i personaggi del libro fossero esistiti davvero, non avrebbero potuto immaginare che, come tanti loro coetanei, avrebbero visto, negli anni della loro età adulta, nascere e dilagare i totalitarismi, e due guerre mondiali.
C’è un elemento, però, che Cuore sembra aver consegnato in maniera più profonda alla cultura italiana. Più profondamente dei suoi personaggi, della sua storia e delle sue parabole a fin di bene. È una questione formale molto profonda, di cui ancora oggi, in fondo, fatichiamo a liberarci: il melodramma, il sentimentalismo, la consolazione. La capacità di De Amicis di muovere a commozione il proprio lettore, anche il più refrattario, è rimasta immutata dopo quasi centoquaranta anni. In un paese che, anche nei suoi momenti più bui, sembra incapace di trattare la propria storia come tragedia, Cuore può essere letto come l’origine di un modo tutto nostro di leggere il mondo e raccontarlo. Lo spettacolo che vogliamo fare non rinuncerà alla storia di Cuore e ai suoi protagonisti, ma la userà, con tutti i mezzi che il teatro conosce, per chiedersi in che modo il come raccontiamo una storia influenza la storia stessa che raccontiamo. In quel passato che sembra così lontano da noi forse c’è tanto del nostro presente.
Andrea Baracco e Letizia Russo
RECANATI_TEATRO PERSIANI martedì 6 aprile 2027 ore 21.15
Biglietti da 10 a 25 euro in prevendita dal 6 novembre
INFO ABBONAMENTI QUI
BIGLIETTERIA TEATRO PERSIANI 339 1046293
in campagna abbonamenti
nei giorni indicati dalle ore 17 alle ore 19.30
dal 6 novembre
venerdì e sabato dalle ore 17.30 alle ore 19.30
il giorno precedente lo spettacolo dalle ore 17.30 alle ore 19.30
nei giorni di spettacolo serale dalle ore 17.30
INFO AMAT 071 2072439 [lunedì – venerdì orario 10 – 16]
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