di Bernard – Marie Koltès
traduzione Francesco Bergamasco
con Diego Parlanti
regia e drammaturgia Francesco Brunori
aiuto regia Maria Caterina Andreozzi
luci James K.
musiche Manuel Zocca
produzione Accademia Teatro della Fortuna e Fondazione Teatro della Fortuna
La notte poco prima delle foreste si configura come un ampio monologo drammatico in cui un giovane uomo, privo di nome e dunque emblematico di una soggettività universale, prende la parola davanti a un interlocutore invisibile, incontrato fortuitamente in una notte di pioggia. L’opera si dispiega come un continuum linguistico, un flusso verbale ininterrotto che assume la forma di una confessione febbrile: il protagonista, infatti, tenta con ostinazione di instaurare un legame umano, di sottrarsi all’isolamento che lo assedia. Nel suo discorso emergono, con densità quasi materica, temi quali la solitudine, la vulnerabilità sociale, la discriminazione e il bisogno radicale di essere riconosciuto dall’altro. La notte che li avvolge diventa metafora dell’abbandono e del disorientamento, mentre la foresta evocata dal titolo si fa simbolo di una soglia estrema, un punto di non ritorno verso cui il personaggio rischia di precipitare qualora il suo appello restasse inascoltato. L’intero monologo può così essere interpretato come una richiesta d’aiuto esistenziale, un ultimo tentativo di affermare la propria presenza nel mondo prima di dissolversi nell’oscurità, tanto concreta quanto interiore.
La notte poco prima della foresta è un viaggio interiore nella solitudine della contemporaneità: un grido sommesso e insieme radicale, una domanda d’aiuto che si colloca oltre il vissuto individuale per assumere i tratti di una condizione collettiva. La regia muove dall’idea che il protagonista non sia soltanto una creatura ai margini, ma una fi gura paradigmatica, in cui può riconoscersi chiunque abbia sperimentato il parlare nel vuoto, l’essere frainteso, il cercare una mano senza trovarla, il percepire la città – o il proprio paese – come una presenza che inghiotte e disperde. Il monologo si fa così flusso emotivo più che narrazione lineare, un attraversamento dell’inconscio e delle sue fenditure, in cui il pubblico non è spettatore passivo ma interlocutore implicito: una presenza costante, benché muta, a cui il protagonista indirizza il proprio slancio verbale. Oggi la foresta evocata dal testo è l’insieme dei “non visti”, delle fi gure fuori fuoco, dei profili senza nome, degli sguardi che si voltano altrove mentre scorrono le vite degli altri. È la massa opaca di una società che può osservarti in ogni istante ma di rado ti riconosce davvero. La parola del protagonista si aggrappa allora alle pareti dell’oscurità come un animale ferito: non invoca risposte, bensì presenza. La presenza dell’altro e, in senso più ampio, la presenza irriducibile del teatro. Perché oggi, nella giungla dei messaggi vocali non ascoltati, dei feed interminabili, delle notifiche che imitano relazioni senza generarle, diventa gesto profondamente politico e umano parlare davanti a qualcuno e non semplicemente “per” qualcuno. Francesco Brunori
FANO_TEATRO DELLA FORTUNA venerdì 6 marzo ore 21
Biglietti euro 10 in prevendita QUI
BIGLIETTERIA TEATRO DELLA FORTUNA 0721 800750
mercoledì – sabato 17.30 – 19.30
mercoledì e sabato anche 10.30 – 12.30
il giorno di spettacolo 10.30 – 12.30 e dalle 17.30
INFO AMAT 071 2072439 [lunedì – venerdì orario 10 – 16]
L’acquisto on line comporta un aggravio del costo in favore del gestore del servizio e non consente di accedere alle categorie di riduzione


















